
La bella poesia di Pierpaolo Pasolini che, come tutti sanno, é originario di Casarsa del Friuli, fa parte di "A Versuta" (1943-45) e ci porta direttamente dentro la lingua friulana. Quanta espressività esiste in queste parole tanto che una loro qualsiasi traduzione sarebbe riduttiva!
La lingua, infatti, è uno degli elementi fondamentali delle caratteristiche etnico-culturali di un popolo. Questo vale anche per il friulano, sebbene non sia mai stata la lingua di una classe dirigente, ma una lingua di contadini, delle classi subalterne: di sotans (colui che sta sotto).
Si forma, come le altre lingue romanze, intorno all'XI sec. e i primi testi letterari appartengono al XIII secolo. "Nonostante le complesse e movimentate vicende storiche, distruzioni, invasioni e dominazioni, la lingua ha resistito compatta, legata strettamente al cristianesimo con cui è nata, e al mondo contadino, in tutte le sue varianti locali, fin dopo la seconda guerra mondiale". (Maniacco)
Il friulano, come l'italiano e tutti i suoi dialetti, appartiene al gruppo delle lingue romanze o neo-latine e lo si suole collegare con i linguaggi chiamati "ladini" o reto-romanzi (ladino: per indicare l'insieme delle parlate alpine dai Grigioni della Svizzera fino al Quarnaro, cioè i Grigioni, la Ladinia Dolomitica ed il Friuli). Negli ultimi anni però è prevalsa la tesi che al friulano va riconosciuta una sua particolarità e indipendenza; "il friulano è largamente superiore per numero di parlanti, per coesione spirituale, per intensità di vita culturale e di produzione letteraria tanto alle parlate dei Grigioni, con capitale Coira, che a quelle delle Dolomiti, con capoluogo Ortisei (cioè alle altre sezioni del gruppo ladino)" [tratto da "Le minoranze nell'ambito dell'Alpe-Adria" - 1990].
Al giorno d'oggi, nel variegato panorama linguistico della regione il Friulano rappresenta l'idioma più diffuso. Parlato ancora da 500.000 persone, nelle provincie di Udine, Gorizia e Pordenone, appare ancora ben conservato nonostante le progressive perdite degli ultimi decenni e nel complesso mostra un buon grado di vitalità. Questo si è verificato perché nella regione l'urbanesimo non è stato così importante come altrove e l'industrializzazione è stata più lenta e caratterizzata dalla diffusione di un tipo di economia locale agricolo-industriale, per cui il contadino (vero custode della lingua friulana, in quanto portavoce di valori tradizionali) dopo il lavoro in fabbrica continuava e continua a coltivare i campi.